“Orcolat” di Federico Savonitto. Quando l’orco del Monte San Simeone ha fatto tremare il Friuli

In sala c'è "Orcolat" di Federico
Savonitto, prodotto da Kublai Film, coprodotto da Rai Cinema.
Orcolat è un gigante, un orco che dorme
dentro il Monte San Simeone, Alpi Carniche in Friuli. Il titolo
del documentario è evocativo ma pieno di realtà.
L'orco dormiente ogni tanto si sveglia,
e quando prende a muoversi fa tremare la terra. I friulani lo sanno
bene da secoli. Da secoli il Friuli Venezia Giulia è sbattuto dai
terremoti, tremore inarrestabile che scuote tutto ogni volta che
l'Orcolat decide di alzarsi.
Il film di Federico Savonitto è un
lavoro straordinario, realizzato a cinquant'anni dal terremoto del
Friuli che il 6 maggio 1976 ha fatto crollare tutto, prendendo l'area
a nord di Udine con epicentro sotto il Monte San Simeone e la
costellazione di paesi e valli tutt'intorno.
A narrare quello che è accaduto sono la
voce e il volto di Bruno Pizzul, friulano e figura straordinaria, non
solo come affabulatore sportivo ma per la sua calma e tenacia.
A lui, che nel 2025 ci ha lasciato, è
dedicato "Orcolat".
Con Bruno Pizzul, una teoria di uomini e
donne danno voce al racconto: da Paolo Rumiz a Ulderica Da Pozzo e
Tullio Avoledo, da Manuela Di Centa a Dino Zoff e Fabio Capello. E
poi le tantissime voci delle persone rimaste inginocchiate nel mezzo
del crollo. I materiali d'archivio ricostruiscono una trama fitta
di voci, visi, mani, braccia, polvere, pioggia, forza.
È un film da vedere, da chi ha memoria di quegli eventi e da chi ne ha solo sentito parlare o non li conosce affatto. Il grande pregio di "Orcolat" è la ricostruzione visiva e narrativa, non solo dell'evento devastante (scatenato il 6 maggio e poi, in una sequenza di repliche fortissime, dall'11 al 15 settembre 1976), ma è soprattutto il racconto di come, dopo aver tremato, pianto e disperato, i friulani si sono messi in piedi, hanno ricostruito e fatto ripartire un'intera regione.
Questo, più di ogni altra cosa, spicca nel film. Il terremoto ha devastato e inciso una tremenda frattura nella terra; ha colpito 45 comuni (due volte nello spazio di quattro mesi), distrutto 18 mila case (e seriamente danneggiato 75 mila), ucciso 990 persone, sfollato 100 mila. Eppure, mai come quella volta, la reazione e l'azione sono state dirompenti. Quello che emerge dal film, dalle immagini di repertorio scelte e cucite insieme, tra le tantissime recuperate alla Cineteca del Friuli e alle Teche Rai, è la volontà dei friulani, non solo di ricostruire case e paesi, ma di dare una vita nuova alla terra.
È
dopo il terremoto che, appunto, nasce la Cineteca del Friuli, in uno
dei paesi simbolo del disastro, Gemona; dopo prende vita l'Università
degli Studi di Udine, primo ateneo in Italia a nascere per volontà
popolare con la raccolta di 125 mila firme e una tenacia tanto forte
da far sì che il primo anno accademico inaugurasse nel 1978-79, due
anni dopo il terremoto. È
davanti alla devastazione e al rischio di cementificazione selvaggia
che l'antico comune di Venzone, raso al suolo, decide di
ricostruire il paese utilizzando le stesse pietre crollate: con un
lavoro incredibile di architetti e popolazione, ogni pietra è stata
numerata e ricomposta, unendo dove necessario materiali nuovi e
scegliendo di mostrare le cesure, le ferite sanate, come nell'antica
tecnica giapponese del Kintsugi che ripara le ceramiche utilizzando
l'oro e tenendo in bella vista i punti di rottura cuciti.
Una forma di memoria, una geografia degli
oggetti che mostrano e raccontano crolli e rinascite.
L'Orcolat è un gigante che dorme nella montagna. Tutti i friulani lo conoscono. E anche se sanno che appena sveglio fa tremare tutto, non è un orco cattivo. È sbadato, troppo grande, impacciato. Le tradizioni lo raccontano, i bambini lo disegnano, le persone ci vivono insieme, come si vive con la terra che ha un modo tutto suo di stare, anche quando si scrolla e fa precipitare tutto.
Per chi desidera ascoltare, guardare, ricordare, scoprire: al cinema c'è "Orcolat" di Federico Savonitto. Il regista, friulano, lo sta accompagnando in Friuli Venezia Giulia, e oltre; i produttori, Marco Caberlotto e Lucio Scarpa, veneziani appassionati, lo accompagnano in Veneto, e oltre.
