Mostra del Cinema 2026. Fuori dal “Bunker”

C'è un buco nel muro e c'è l'idea di un buco sottoterra. Il buco nel muro è un passaggio per lo sguardo e per il corpo, quello sottoterra è un rifugio nel quale sparire, lontano dal mondo e da qualsiasi disastro.
Le fortificazioni andrebbero frantumate, e i sottosuoli, le mura
inespugnabili, l'isolamento. È difficile. Però guardando "Bunker", il film di
Florian Zeller in concorso alla Mostra del Cinema, ho pensato che le persone,
nell'intimità della propria vita e come umanità intera, dovrebbero uscire dalla
solitudine, dalla paura degli altri.
C'è uno scarto enorme, uno spazio profondo tra chi costruisce i bunker e
chi ne sopporta il peso.
"Bunker" parla dell'isolamento nelle relazioni umane e di quello che si
fa strada nel mondo creando il baratro tra pochi privilegiati e le
costellazioni di individui (miliardi di persone) che abitano faticosamente un
pianeta in sfacelo.
"Bunker" mi è piaciuto tantissimo. È il primo film di questa Mostra che
riesce a toccare tante corde dentro e le fa risuonare in una emozione grande, e
anche in un grande groviglio di pensieri. Penélope Cruz e Javier Bardem nel
film sono una particella infinitesima di umanità. Zeller li mette in una zona
di confine e di conforto: sono agiati, hanno assaporato la gioia, l'unione, il
benessere, ma sono anche lontani dall'Olimpo degli dèi, quel punto molto alto
dell'umanità, abitato da un pugno di individui che se ne stanno al di là del
bene e del male.
Miguel Moreno è architetto, di successo; Lucia, sua moglie, lavora in
una casa editrice inglese, dirige il settore pubblicazioni internazionali. Sono
di Madrid, vivono a Londra in una casa confortevole, piena di luce, con un
giardino appartato ma arioso che termina su un alto muro di confine. Al di là
del muro c'è una casa di cui non si vede nulla, il muro è una parete
dell'edificio.
La vita si incrina quando con quattro cinque colpi di piccone qualcuno
apre un buco nel muro. Un buco che si catapulta nella proprietà di Miguel
Moreno e Lucia invadendo l'incanto della privacy, del rifugio luminoso
racchiuso nel cuore di Londra.
Il proprietario della casa di là del muro non è ricco, ha ereditato un
magazzino senza aperture verso l'esterno e l'unica cosa che desidera è
ritagliare una finestra su quella parete per fare entrare la luce. Non conosce
e non si preoccupa delle leggi urbanistiche che vietano di aprire porte e
finestre sulle proprietà altrui; quando Miguel Moreno, architetto, glielo dice,
lui sembra non capire. Lucia è turbata ma prende la cosa con più dolcezza, meno
rigore, e guarda il marito come se non lo riconoscesse, come a cercare l'eco
lontana di un uomo accogliente.
La tensione cresce quando arriva la proposta di un progetto ambizioso e
strano. Un miliardario del web vuole Miguel Moreno per progettare un bunker
alle Hawaii. Un bunker che possa ospitare trenta persone, un luogo sotterraneo
pieno di comfort, dotato di ogni agiatezza e inespugnabile.
Perché un miliardario vuole costruire un bunker? Moreno glielo chiede,
spinto soprattutto da Lucia che vive l'idea di un tale progetto come un'azione ingiusta:
una comfort zone per le persone che hanno in gran parte contribuito a rendere
il mondo un posto dal quale fuggire. La risposta dell'uomo che ha fatto palate
di soldi creando una socialità virtuale in cui le persone credono davvero di essere
vive, è semplice: non voglio esserci quando il pianeta precipiterà.
Miguel preferirebbe concentrarsi sulla sfida di un progetto bizzarro e
ambizioso. E poi la realtà lo allarma. Prendi il vicino: ha aperto un buco invadendo
la sua proprietà, e invece di richiuderlo, ha installato la finestra.
Il destino del buco nel muro e del bunker diventano un crogiolo nel
quale rimestare incertezze e paure. Sono varchi che aprono voragini, emozioni,
ma anche fessure dalle quali guardare il presente e il futuro. Sono leve che portano
a galla stanchezza, spaesamento, incomprensione, e portano lo sguardo oltre.
Zeller spinge le relazioni umane verso il punto di caduta. Mostra le possibilità
di interpretare un gesto, un'intenzione, una scelta, racconta la tensione che
vibra nella prossimità. La vita forse può essere più semplice di così. In un
buco nel muro può nascondersi un'opportunità e forse si può dire no a un
miliardario che vuole mettersi al riparo dall'umanità.
Penélope Cruz e Javier Bardem sono bravissimi. Il regista ha scritto il
film per loro, che nella vita sono una coppia e in questa parabola tra umano e
disumano riescono a raccontare le crepe del mondo.
È un'edizione della Mostra del Cinema senza strepiti, costellata di storie e personaggi pieni di effetti rifrangenti. Riverberi di cui abbiamo bisogno in un tempo dove i confini geografici, interiori e mentali fanno paura. Per questo andrebbero varcati.
