“In Francia con Georges Simenon”. L’uomo in fuga di Riccardo De Gennaro

22.04.2026

Georges Simenon era un viaggiatore. Questa sua passione e modo di vivere è il filo di diversi diari di viaggio, romanzi brevi e lunghi, spazi dove le storie prendono vita da quartieri, città, villaggi, fiumi e mari, continenti, dei quali Simenon riesce a scrivere solo per averli attraversati. E neppure con immediatezza, ma solo dopo aver fatto decantare i luoghi umani e geografici per mesi, a volte anni.
Di Simenon viaggiatore hanno scritto in molti: articoli, saggi, biografie. È una dimensione che amo molto, e la amo in modo particolare in lui che è riuscito a scrivere per tutta la vita storie al margine della realtà senza davvero romanzare alcunché. Nel senso che i suoi attraversamenti (profondi, appassionati, ruvidi, delicati, percettivi anche) sanno di cronaca, diario di viaggio, senso empirico, tenendo l'avventura della vita sempre al riparo dal sentimentalismo. Questo, nonostante sia arrivato a produrre un romanzo breve alla settimana.

Riccardo De Gennaro osserva il nomadismo di Simenon nel ritratto viaggiante "In Francia con Georges Simenon. Un uomo in fuga" (Giulio Perrone Editore, 2026). Un saggio (non so se dire "saggio" sia corretto perché la narrazione, pagina dopo pagina, si fa racconto avvincente) fragrante, pieno di atmosfere geografiche, letterarie, intime, novecentesche. L'ho letto d'un fiato senza quasi interruzioni in uno di quei rari momenti fatti di bulimia e magnetismo per le parole.
Leggo Georges Simenon a ondate imprevedibili. Pesco in modo casuale tra i suoi libri, che siano i Maigret, i romanzi romanzi, i reportage di viaggio. Pesco senza un pensiero particolare, se non l'impressione di una copertina, un'atmosfera, uno scorcio che per qualche ragione porta il pensiero al bianco e nero, ai canali navigabili, a un che di misterioso e sondabile, una pipa, un abito grigio fumo, un cappello gocciolante di pioggia in una torva notte invernale. Quando questo profumo mi passa accanto e mi sfiora, pesco un Simenon e ogni senso d'ansia s'acquieta.

La copertina di "In Francia con Georges Simenon", arancio vivo su cartoncino opaco e spesso, dell'edizione Perrone, ha reso tutto inevitabile (l'abito di un libro, nella sua apparenza, mi spinge ad afferrare un volume, insieme al titolo adagiato sulla prima di copertina).
In centodieci pagine, più i preziosi riferimenti bibliografici, Riccardo De Gennaro attraversa la vita dello scrittore che ha lasciato il Belgio a diciannove anni per Parigi, città vissuta sempre con disagio, e nello spazio di pochi anni ha scoperto l'attrazione per la navigazione, mettendosi in viaggio sulla Ginette, un quattro metri che diventa casa, esplorazione, scrittura lungo i canali navigabili di Francia. Non smette più di viaggiare su barche via via più grandi, solcando il Mare del Nord o in lungo e in largo per il Mediterraneo. Naviga e scrive, per mesi, anni. Continua poi a viaggiare via terra, per continenti nazioni città, acquietandosi solo negli ultimi anni, in Svizzera. Non è una vera quiete, perché anche lì cambia tre case (trentadue in tutta la vita), e soprattutto ha l'animo dolorante, triste, malinconico di un uomo che ha vissuto, amato, strapazzato, inseguito, avuto e perso molto. Sempre in fuga.

Questo volume dalla copertina arancio (ma, ancora una volta, a leggere parole di o su Simenon diventa inevitabile vedere tutto in un magnifico bianco e nero) più di tanti altri testi mette in pagina il doppio: lo scrittore e l'uomo. E mai come con Simenon si vorrebbe guardare l'uno senza l'altro, ma l'uno e l'altro sono inscindibili. Tanto i personaggi dei suoi romanzi sono strutturati, nei tipi umani nei ruoli nei destini e nonostante questo insondabili, tanto lui è inafferrabile. Si definiva anarchico, è stato accusato di collaborazionismo durante il secondo conflitto mondiale, odorava di discriminazione fin da Liegi, eppure tutto quello che amava era sprofondare nella vita delle persone, nella folla, lontano da salotti e luoghi ricercati. Ha fatto valanghe di soldi con la scrittura, macinando un testo dopo l'altro a ritmi che andavano da pochi mesi a pochi giorni, eppure ogni parola è curata, ogni storia spilla da un luogo, una scena di vita, un dettaglio che nelle sue mani diventa magnifica narrazione.
C'è, nel libro di Riccardo De Gennaro, molto delle donne che ha sposato (due, Tigy e Denyse, perse o lasciate andare), di quelle che ha frequentato con compulsione (le conta a migliaia), la compagna degli ultimi anni, Teresa, un porto quieto dopo molto navigare, amare, soffrire.

Per tutte queste ragioni e sensazioni (e altro che non so dire), viaggiare con Georges Simenon ha per me qualcosa di catartico. Viaggio come si viaggia su parole righe pagine, nella vita di un uomo che è tanti uomini e donne insieme, tanti luoghi case fiumi mari. Un andare confortevole, come quando si procede sul sedile lato finestrino di un treno semivuoto, o in macchina da soli, sopra una strada lunga, un paesaggio mirabile, una musica che prende fiato dalla radio.

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