“Georg Baselitz. Eroi d’oro”. Ancora per un po’ l’artista tedesco è a San Giorgio

06.09.2026

Mi soffermo sulle tele di Georg Baselitz esposte fino al 27 settembre nella Sala Carnelutti della Fondazione Giorgio Cini, all'Isola di San Giorgio.
"Georg Baselitz. Eroi d'oro" nasce proprio per San Giorgio. L'artista tedesco ha dipinto le sedici immense tele per questa esposizione, dunque, la mostra non è un percorso nella pittura di Baselitz, non è una summa del suo viaggio nell'arte ma, allo stesso tempo, è proprio questo.
Sembra un testamento visivo, non solo perché Georg Baselitz se n'è andato il 30 aprile scorso, un attimo prima di inaugurare l'esposizione il 6 maggio. Ma perché questi dipinti raccolgono un'intera poetica visiva, l'ultimo tratto di un lunghissimo viaggio nella forma.

Quando sono entrata nei due immensi spazi allestiti ho avuto un fremito che, dagli occhi, è andato in tutto il corpo. Le gigantesche tele sono porte nella vita di Baselitz. Lui stesso racconta, in un prezioso video che accompagna la mostra, come le ha pensate e sentite. Tutte hanno un fondo d'oro, una base che è un giaciglio luminoso per i tratti neri, dipinti a vernice diluita a dare l'idea dell'inchiostro. I corpi sono quelli dello stesso Baselitz e dell'amata moglie Elke. Corpi stiracchiati o contratti, ridotti all'osso, corpi vissuti, consumati, cigolanti.
Come fossero tavole dell'iconografia medievale, gli immensi rettangoli verticali su cui è steso l'oro restituiscono nella bidimensionalità la fisicità spessa di due persone che hanno vissuto molto. Nude, senza orpelli o pesi, sono appesantite dal loro stesso esistere. Alti, molto più delle misure umane, i tratti neri dei corpi di Baselitz sono allo stesso tempo senza peso.
Tutti appesi a testa in giù, porgono ad altezza di sguardo le teste e il torace, gli occhi devono salire molto in alto per riconoscere il ventre, il pube, le rotule, e lassù i piedi, a toccare un immaginario cielo o nulla.

L'artista è arrivato a questa sintesi dopo aver sperimentato molto e studiato molto. Ci sono le figure piatte dell'arte iconografica medievale e ci sono gli scenari rinascimentali del nord Europa. L'oro definisce il silenzio di ogni quadro. I tratti neri dei corpi sono una scrittura, un alfabeto disegnato come una calligrafia da tradurre in parole. Una parte delle tele è arricchita da pennellate di colore, tinte messe insieme a caso, linee poggiate in punti qualsiasi, senza un significato preciso. Baselitz spiega anche questa tecnica, il Kooning, un modo di inserire nell'immagine citazioni visive, posizionate in modo casuale, a raccontare quello che lo sguardo vuole vedere. Gli occhi cadono sui vortici fiammeggianti fuori dall'oro e dal grafismo del nero. Sono suoni, sono isole, sono altre porte nella vita dell'artista.
Lui e Elke stanno lì, immobili, silenziosi, dormienti. Racchiudono nelle ossa, nei seni scarni e cadenti, nei genitali assopiti l'intera esistenza. Le membra, siano tese o rattrappite, nell'oro prendono i tratti dell'eternità, ma anche dell'assenza. Nell'oro si dissolvono, nell'oro nuotano, nell'oro tacciono, parlano, si scompongono. Georg e Elke sono l'umanità intera. Sono loro, soli, la vita vissuta insieme, il sentimento attraversato, non vogliono essere altro che se stessi. Per questa ragione sono tutti.
Non c'è un modo preciso per attraversare questa mostra, credo che ognuno debba partire da sé. Prendere un filo, una pennellata nera e lucente di Baselitz e svolgerla, seguirla, vedere dove porta, sapendo che non ci sono un inizio e una fine, c'è invece un andare dentro e fuori dai corpi scarni, dall'oro denso, dai colori senza significato. Forse in queste tele possiamo cogliere una particella di noi.

NOTE: la mostra è curata da Luca Massimo Barbero, direttore dell'Istituto di Storia dell'Arte della Fondazione Giorgio Cini.
È visitabile all'Isola di San Giorgio Maggiore fino al 27 settembre. L'ingresso è libero.
PIù info qui: Fondazione Giorgio Cini.

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